- Bonanni: "Le riforme per il lavoro siano condivise"
- Il leader Cisl all’indomani del via alla trattativa a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali

Il Paese si attende molto dalla trattativa partita ieri a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali sulla crescita e il mercato del lavoro. Ma non bisogna farsi prendere dalla fretta, né attingere a posizioni preconfezionate che nulla hanno a che vedere con le reali esigenze dell’occupazione e le legittime prerogative delle parti sociali. Occorre che sia il confronto a determinare una sintesi tra le varie posizioni in campo. Per questo ieri abbiamo detto con chiarezza al Governo di procedere con cautela, per rassicurare il mercato del lavoro italiano, cercando soluzioni che non dividano ma uniscano. Il sindacato ha dato la sua disponibilità a discutere della revisione degli strumenti, ma senza per questo rompere la necessaria coesione sociale. Non vogliamo colpi di mano sul mercato del lavoro come è accaduto con le pensioni, perché diversamente proprio i connotati del confronto rischiano di cambiare. Dobbiamo parlare di contratti di reinserimento con incentivi contributivi e fiscali. Si deve puntare di più sul part - time, per favorire le donne e gli ultrasessantenni, accompagnandoli tranquillamente verso la pensione. E soprattutto abbiamo il modello dell’apprendistato i cui contenuti formativi vanno rafforzati. Occorre pensare ai giovani, a una loro possibilità di inserimento, con maggiori incentivi a favore delle imprese, per far sì che dopo un triennio ci sia l’assunzione a tempo indeterminato. Ma dobbiamo discutere anche di come ridurre alcune forme contrattuali, per tagliare le unghie a quelle forme, partite iva o cococo , che costano meno in tasse e in contributi e che vengono scelte non per ragioni produttive o di professionalità, ma solo per risparmiare. In Italia, e soprattutto nelle regioni del Sud, c’è un sistema di dumping senza regole. Per questo noi vogliamo contribuzione e tassazione uguali per tutti, per raggiungere l’obiettivo di fa pagare di più la flessibilità. Ancora non è chiaro sino in fondo se il governo sia d’accordo con queste nostre indicazioni. Monti ha promesso che ne terrà conto. Vedremo nelle prossime giornate quale sarà la risposta dell’esecutivo alle nostre osservazioni. Noi riteniamo che focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica solo sull’articolo 18 sia stato del tutto sbagliato. Non c’è alcun nesso tra maggiore libertà di licenziare ed un aumento della produttività. Ecco perché speriamo di discutere di strumenti nuovi e praticabili, liberi tutti da forzature ideologiche, per lo sviluppo del paese. D’altra parte, dopo le pensioni, il governo nei confronti dei sindacati è in debito, non in credito, di chiarezza e di disponibilità. Sappiamo tutti della gravità della crisi, che per uscirne bisognerebbe imprimere maggior dinamismo al paese. Questo lo si fa con riforme condivise, non cambiando per cambiare. Da questa situazione non se ne esce a colpi di “nuovismo”, ma con soluzioni coraggiose, costruite con il dialogo Se Cgil, Cisl e Uil si sono presentati con una proposta unitaria (condivisa in molti punti anche dalle imprese) il governo dovrebbe tenerne conto ed essere pronto a valorizzare questa condivisione, rinunciando a progetti blindati, che rischiano solo di dividere. Come si fa, per esempio, a sostenere che gli ammortizzatori sociali vanno radicalmente cambiati? La cassa integrazione è un istituto importante, che si dovrebbe rafforzare, soprattutto per la parte che riguarda i lavoratori e le imprese che ne sono escluse. Non si possono vanificare le attese di migliaia e migliaia di persone, evocare ulteriori incertezze all’orizzonte. Sarebbe diabolico giocare con il destino dei più deboli. Noi siamo d’accordo che all’interno di quel sistema di protezione sociale si possono introdurre controlli e norme più severe, per esempio penalizzando chi rifiuta un nuovo lavoro. Siamo ben convinti che il sostegno al reddito vada legato alla formazione per consentire ai lavoratori di riqualificarsi. Questo è anche un nostro obiettivo. Ma non occorre smantellare ciò che ha funzionato bene in questi anni di crisi. Si deve invece migliorare uno strumento come la cassa integrazione che consideriamo affidabile, non cancellarlo. E dobbiamo discutere anche della riforma delle pensioni varata dal governo per rimediare alla condizione di tanti lavoratori incappati più di altri nella durezza di questi interventi. Parliamo di lavoratori che si sono ritrovati lontani dalla pensione dopo essere usciti anzitempo dal lavoro non certo per loro scelta. Lavoratori troppo penalizzati dall’innalzamento dell’età pensionabile. Quando si vogliono imporre dall’alto i cambiamenti, non è sempre facile incontrare gente che subisce senza protestare. Lo stiamo vedendo in queste giornate con la “serrata” di tante categorie. Per questo occorre il dialogo e la concertazione. Le riforme economiche si costruiscono insieme, con senso della concretezza, tenendo conto della realtà. Senza correre, ma dialogando con tutti.
di Raffaele Bonanni
segretario generale Cisl
da La Sicilia del 24 gennaio 2012
http://www.cisl.it/sito.nsf/Documenti/283A07669B298BBEC125798F002E86AE/$File/sicilia.pdf
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