8 MARZO, IL NOSTRO MODO DI DIRE «AUGURI» A OGNI DONNA

Femminicidi, gender gap, ostacoli economici, sociali e culturali. Sono tante le ragioni per cui la Giornata internazionale della donna, più che giorno di festa, è occasione di mobilitazione, denuncia. Riflessione. Tanto più in Sicilia che registra il primato negativo in Europa per occupazione femminile. La Cisl: alle donne un anno di contribuzione in più per ogni figlio

Femminicidi, maltrattamenti, violenza, ricatti sessuali. E il gender gap e l’infinità di ostacoli economici, sociali e culturali che impediscono che il quotidiano sia l’ambito naturale della reale parità tra gli uomini e le donne. Sono tante le ragioni per cui l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, più che giorno di festa, per la Cisl sia momento di mobilitazione, denuncia. E riflessione. L’occasione, come scrive sul Sole 24 Ore di oggi la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, per riaffermare che «bisogna far rispettare la donna come persona, in tutti i contesti».
Ma andiamo con ordine. I femminicidi. In Italia l’anno scorso sono state 106 le donne uccise dalla violenza maschile, spesso di mariti, compagni, padri, fratelli. A Napoli e Messina, ieri, gli ultimi tristissimi casi in ordine di tempo. Tra il 2000 e il 2018 sono state ammazzate oltre 3100 donne, una media di più di tre a settimana. E una su tre tra 16 e 70 anni si calcola sia stata almeno una volta vittima della violenza di un uomo.
Il gender gap. Per il consorzio tra atenei Almalaurea, tra i laureati magistrali che lavorano a tempo pieno, a cinque anni dal conseguimento della laurea biennale, gli uomini guadagnano mediamente 1.675 euro netti mensili, le donne 1.416 euro. Eppure, le donne vantano migliori performance all’università. Il loro voto medio di laurea è di 103,5 su 110, quello dei coetanei maschi di 101,6 su 110.
Il mercato del lavoro. Secondo gli ultimi dati Eurostat, la Sicilia registra il primato negativo in Europa per occupazione femminile con appena il 29,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni occupate a fronte del 62,4% medio Ue e del 48,9% della media Italia. Seguono la Campania (29,4%), la Calabria (30,2%) e la Puglia (32%). Quinta la Mayotte (32,5%), regione francese d’oltremare. E dati altrettanto sconfortanti arrivano da altri centri di ricerca. Tanto che Rosanna Laplaca, della segretertia regionale Cisl, in un tweet scrive stamani che «la Sicilia è ultima regione in Italia per tasso di occupazione femminile». E sono soprattutto le giovani, le più penalizzate. Così, sostiene Laplaca, «la sfida possibile passa da un piano straordinario di lavoro e ristrutturazione del welfare aziendale e sociale».
Insomma, in un mondo in cui le donne sono spesso vittime incolpevoli della violenza scaricatagli addosso da chi è loro più caro. In cui fanno più fatica a entrare e crescere nel mondo del lavoro, dovendo normalmente sommare sulle proprie spalle il peso del lavoro e quello dell’organizzazione familiare. In un mondo così – per non guardare troppo al di là dei nostri confini – l’augurio che la Cisl Sicilia rivolge a ogni donna, può riassumersi in questi pochi punti: 1. «Che sia dato ascolto – con le parole del segretario generale regionale, Sebastiano Cappuccio – alle proposte che da qualche tempo arrivano al Governo dalle organizzazioni sindacali, che chiedono che alle donne sia riconosciuto un anno di contribuzione in più per ogni figlio. Un modo affinché – rimarca Cappuccio – la maternità non sia più un handicap e un’ipoteca di fatto». 2. Che siano introdotte dal Governo agevolazioni fiscali e contributive che rendano il lavoro delle donne e dei giovani meno oneroso di quanto costi ora. 3. Che i cosiddetti accordi di secondo livello diano sempre più chance ai mille aspetti della conciliazione tra tempi e modi della vita e tempi e modi del lavoro. 4. Che le donne siano amate. Sempre. Ma di un amore vero, non malato. Il che passa soprattutto per una nuova sensibilità sul tema, di ogni uomo. E della società. (ug)

La leader Cisl Furlan sul Dubbio

E su Avvenire

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