CARITAS: C’È UN ESERCITO DI POVERI “IN ATTESA”, UNO SU DUE È GIOVANE

Sono più di cinque milioni, nel Paese, coloro che vivono in una condizione assoluta di disagio. E il numero tende ad aumentare al diminuire dell’età. Ma al crescere del grado di istruzione, l’incidenza cala. Presentato il Rapporto 2018 secondo cui tra gli italiani risulta povera una famiglia su venti, tra gli stranieri quasi una su tre. E sul Reddito d’inclusione, “va ampliato e migliorato non va smontato”

Esiste uno “zoccolo duro” di disagio sociale che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008, con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti. Si tratta di un “esercito di poveri” in attesa, che non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un’allarmante cronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni. È quanto emerge dal Rapporto 2018 della Caritas Italiana sulla povertà e le politiche di contrasto. In Italia il numero dei poveri assoluti (cioè le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700 mila del 2016 a 5 milioni 58 mila del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico e occupazionale. Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero di poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto per effetto della recessione economica.
L’evidente particolarità di questi anni di post-crisi riguarda la questione giovanile: da circa un lustro, infatti, la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età, decretando i minori e i giovani come le categorie più svantaggiate (nel 2007 il trend era esattamente l’opposto). Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono 1 milione 208 mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112 mila (il 10,4%): oggi quasi un povero su due è minore o giovane. L’istruzione continua a essere tra i fattori che più influiscono (oggi più di ieri) sulla condizione di povertà. Dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dall’8,2% al 10,7%). Al contrario i nuclei dove il capofamiglia ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6%).
Per quanto riguarda la cittadinanza, la povertà assoluta si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di soli italiani (5,1%), sebbene in leggero aumento rispetto allo scorso anno, mentre si attesta su livelli molto elevati tra i nuclei con soli componenti stranieri (29,2%). Lo svantaggio degli immigrati non costituisce un elemento di novità e nel 2017 sembra rafforzarsi ulteriormente. Volendo semplificare, tra i nostri connazionali risulta povera una famiglia su venti, tra gli stranieri quasi una su tre.
Informa ancora il Rapporto che tra le quasi 200 mila persone incontrate nei centri d’ascolto della Caritas, l’età media è 44 anni. I giovani tra 18 e 34 anni rappresentano la classe più numerosa (25,1%); tra gli italiani prevalgono le persone delle classi 45‐54 (29,3%) e 55‐64 anni (24,7%); i pensionati sono il 15,6%. Ad aumentare, si rende noto, sono le storie di solitudine mentre diminuiscono le situazioni di chi sperimenta la stabilità relazionale di un’unione coniugale. E la rottura dei legami familiari, può costituire un fattore decisivo per l’entrata in una condizione di povertà.
Nell’analisi dei bisogni di chi si rivolge ai centri di ascolto della Caritas, anche per il 2017 spiccano i casi di povertà economica (78,4%) seguiti dai problemi di occupazione (54,0%) e da quelli abitativi (26,7%), in aumento rispetto al 2016. All’interno di questa categoria si nota l’evidente incremento, dal 44,3% al 52,5%, della situazione di chi è privo di un’abitazione.
Ma il Rapporto sottolinea anche che il Reddito d’inclusione (Rei) “va ampliato e migliorato in tanti aspetti, non va invece smontato per dar vita a una nuova misura con un profilo radicalmente differente”. Altrimenti si rischia di assestare un colpo fatale alla possibilità di avere politiche incisive contro la povertà. La sfida, sottolinea il Rapporto, è di riuscire a far convivere l’entusiasmo e le aspettative (realistiche e non miracolistiche) con le difficoltà attuative e la necessità dei tempi lunghi. L’annunciata introduzione del Reddito di cittadinanza – osserva ancora il Rapporto – è destinata a portare con sé novità di rilievo che ci si augura tengano conto dell’esperienza maturata nell’attuazione del Rei. Questa esperienza, sia nei suoi punti di forza così come nelle sue criticità, rappresenta un patrimonio di sapere concreto che merita di essere valorizzato. Il Rapporto, quindi, auspica che al momento di disegnare le prossime tappe della lotta alla povertà nel Paese il legislatore non prescinda da tale prezioso patrimonio. (ug)

Infografica

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