COSTRUZIONI, 15 MARZO SCIOPERO GENERALE DI OTTO ORE (INTERO TURNO)

Lo hanno proclamato Fillea, Filca e Feneal, per le quali serve una cabina di regia a Palazzo Chigi che rilanci l’economia. C’è bisogno di un fondo nazionale di garanzia. E vanno sbloccate le grandi opere da nord a sud. Si fermeranno cantieri, fabbriche del legno e dell’arredo, cave, fornaci e cementerie, per l’intera giornata. In programma una manifestazione a Roma a un mese da quella che, sempre a Roma si terrà, sabato 9, per decisione di Cgil Cisl e Uil

“Per rilanciare il Paese occorre una politica industriale in grado di rilanciare l’intera filiera delle costruzioni: dall’edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi. Abbiamo chiesto un tavolo a Palazzo Chigi dove affrontare la più grave crisi dei nostri settori dal dopoguerra a oggi, per dare una risposta alle oltre 600 mila persone che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo”. A dirlo in una nota congiunta, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi, segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. “Per questo Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – si legge – proclamano lo sciopero generale di otto ore, intero turno, per il prossimo 15 marzo, in tutti i settori dell’intera filiera delle costruzioni. Il prossimo 15 marzo si fermeranno i cantieri, le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci, le cementerie per l’intera giornata, con migliaia di lavoratori e disoccupati che manifesteranno a Roma a sostegno delle proposte concrete e fattibili che come sindacato abbiamo avanzato e su cui il Governo non vuol confrontarsi”, aggiungono.
“Occorre una cabina di regia a Palazzo Chigi per riaprire i cantieri, con politiche mirate che intervengano tanto con strumenti finanziari per le imprese del settore (un fondo nazionale di garanzia), che per sbloccare le grandi opere da nord a sud. Serve una politica di investimenti mirati in grado di essere immediatamente tradotti in piani straordinari per la messa in sicurezza di territori, strade, ponti. Dobbiamo qualificare le stazioni appaltanti sempre meno in grado di progettare e di rendere esecutivi i bandi fatti – proseguono -. Occorre un piano per la qualità delle materie prime al servizio di ristrutturazioni, rigenerazione e anti-sismico, di nuove politiche abitative. Occorre una sistematizzazione degli incentivi, da quelli per le ristrutturazioni a quelli per il risparmio energetico e per il bonus mobile. Serve una politica di tutela e riconversione dell’occupazione nei settori dei materiali, serve qualificare l’impresa e contrastare il dumping contrattuale con un sistema che premi qualità e sicurezza. Occorre accelerare sugli appalti verdi al fine di premiare chi fa ricerca e innovazione nei nostri settori”.
Per i sindacati, “serve una sburocratizzazione mirata di diversi passaggi del Codice appalti senza ridurre tutele e diritti e senza tornale alla liberalizzazione dei sub-appalti o al massimo ribasso. Servono, cioè, politiche di sviluppo, come richiesto dalla stessa piattaforma di Cgil Cisl e Uil”. “Per queste ragioni – concludono Panzarella, Turri e Genovesi – le lavoratrici e lavoratori dei nostri settori saranno in piazza il prossimo 9 febbraio a Roma e saranno in piazza anche il prossimo 15 marzo sempre nella Capitale. Per chiedere lavoro e sviluppo, consapevoli che se non riparte il settore delle costruzioni non ripartirà il Paese”.

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