GELA, FERMO DA TROPPO TEMPO L’ACCORDO DI PROGRAMMA

Il sindacato punta l’indice su Eni, e anche su Comune e Regione. Ed elenca un rosario di domande finora senza risposte. Presenti all’incontro organizzato dalla locale Cisl i vertici sindacali nazionali e regionali e il vescovo Gisana per il quale “sono i lavoratori dell’indotto, il vero dramma del territorio”

Le preoccupazioni del sindacato da una parte, i richiami del vescovo dall’altra. Si è svolto così a Gela, presenti Rosario Gisana presule della diocesi di Piazza Armerina e i vertici Cisl del territorio e della federazione dei chimici, l’incontro organizzato dal sindacato sui temi del lavoro e dello sviluppo. Gisana ha puntato i riflettori sui lavoratori dell’indotto: “vero dramma del territorio”. “Inizialmente pensavo fosse una questione di imprenditorialità. Invece il problema è un altro: coloro che guidano alcune aziende ricevono soldi ma li spendono per cose loro, così i lavoratori rimangono senza stipendio per mesi”. Il vescovo ha anche parlato dei demoni che a suo dire oggi bisogna combattere: “Sono la mafia e l’interesse personale”. Per far prevalere il bene comune, ha detto, “c’è bisogno della conversione dei cuori senza la quale tutto si scioglie come i mafiosi sciolgono nell’acido le persone”.
Il sindacato ha espresso perplessità sulle politiche dell’Eni. E posto una serie di domande: “vuole davvero spendere per esplorazione e ricerca? Come intende andare avanti?”. A porli, i quesiti, anche la segretaria generale nazionale della Femca Nora Garofalo e il numero uno regionale della federazione, Franco Parisi, entrambi presenti all’incontro.
In casa Cisl le preoccupazioni riguardano i tempi della riconversione della fabbrica di contrada Piana del Signore. Inoltre, i programmi dell’upstream per l’area delle esplorazioni. E a sentire il segretario provinciale della Femca, Francesco Emiliani, sul banco degli imputati sono la politica locale. E la questione degli “investimenti che fino a ora abbiamo visto solo nelle slide”. Per i chimici Cisl, vanno rivisti gli impegni assunti con il protocollo d’intesa di tre anni fa. “Vogliamo capire cosa sarà fatto nei prossimi cinque anni. Quali sono i progetti di Eni per l’upstream locale? Il nuovo governo regionale è ancora intenzionato a investire sull’accordo di tre anni fa? La politica locale parla solo di sfiducia e manca di ogni tipo di progettualità. Ma Eni riuscirà a mantenere tutti i dipendenti in trasferta? Noi – ha ripetuto Emiliani – temiamo che i tempi per l’avvio della green refinery, non saranno rispettati”.
E neppure il segretario territoriale Emanuele Gallo, ha risparmiato affondi. “Sull’accordo di programma mai chiuso ci sono enormi responsabilità del Comune e della Regione, che non stanno facendo quanto previsto”, ha detto. Aggiungendo un rosario di domande: dov’è la formazione che i lavoratori dell’indotto avrebbero dovuto seguire per svolgere attività legate alla riconversione? Senza formazione, cosa accadrà il giorno in cui i cantieri della green refinery saranno completati? Dove andranno a finire tutti questi operai? Il fatto è che mancano risposte vere”, ha lamentato. È per questo che va riaperto il tavolo ministeriale. Ma risposte, ha sottolineato, devono fornirle pure il Comune e la Regione. Perché “va fatta finalmente luce su un accordo di programma fermo da troppo tempo”. (ug)