“I GIOVANI GUARDANO ALLA SICILIA COME LUOGO SENZA FUTURO”

A puntare i riflettori sulla condizione giovanile nell’Isola, i vescovi siciliani, che nel documento discusso nel corso della sessione invernale, parlano di realtà in cui “l’unica via è la fuga”. E a determinare la sfiducia dei giovani non è solo la disoccupazione al 58%. La mancanza di speranza è figlia di politici e istituzioni giudicati insensibili e lontani

In occasione della sessione invernale della Conferenza episcopale siciliana (Cesi), i vescovi dell’Isola hanno incontrato i delegati della pastorale dei giovani delle diciotto diocesi siciliane. Il direttore regionale della Pastorale, don Gaetano Gulotta, presente monsignor Pietro Maria Fragnelli che ha partecipato ai lavori quale rappresentante della Conferenza episcopale italiana, ha illustrato la condizione in cui versano i giovani siciliani. “La situazione giovanile – osserva la relazione – deve fare i conti con la disoccupazione che raggiunge il 58%, secondo i dati Istat. In questo ultimo decennio si è assistito e si continua ad assistere a una crisi generazionale che vede la Sicilia sempre più povera e vecchia. I giovani guardano la nostra terra come luogo di non crescita, senza futuro: l’unica via è la fuga. La situazione migratoria dei giovani – si legge nel documento – colpisce soprattutto le aeree interne che si configurano con le zone montane che, nonostante il grande patrimonio culturale e artistico di cui sono ricche, non sono state valorizzate adeguatamente dalle istituzioni, mancando di capacità imprenditoriale e di cultura del lavoro. Quei giovani che hanno scommesso sull’apertura di aziende, sono scappati in poco tempo non solo per la crisi economica, anche per la mancanza di vie di comunicazione adeguate allo sviluppo economico”.
“La mancanza di speranza dei giovani siciliani – si legge nella relazione dei vescovi – pone anche l’accento sulla sfiducia nelle istituzioni e nella politica in generale, guardando ai politici come insensibili alle situazioni sociali ed economiche in cui versano i giovani nel non potere realizzare i propri progetti nella loro terra”.

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