INSICUREZZE, POPULISMI, GLOBALIZZAZIONE, NUOVO UMANESIMO

Il lavoro che cambia e il ruolo del sindacato in un’economia in trasformazione, che pone interrogativi a volte inquietanti sulla governance del mondo e sulle relazioni tra occupazione, sviluppo, tutela dell’ambiente, etica, libertà e coesione. E il bisogno di un nuovo modello sociale a integrazione circolare, che abbia al centro davvero la persona. Così Furlan al tavolo della Conferenza internazionale sul lavoro celebrata in Vaticano

“La contrattazione nazionale oggi non è sufficiente a fronteggiare la sfida dei cambiamenti di fronte alla globalizzazione e alla presenza delle multinazionali. Per questo gli appelli di papa Francesco ci danno indicazioni precise sul fatto che serva meno egoismo nazionale e più volontà di globalizzare i diritti e anche l’azione del sindacato. Questa sarà la sfida dei prossimi anni cui il sindacalismo internazionale dovrà rispondere”. Così Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, in occasione della seconda giornata della Conferenza internazionale sul lavoro, organizzata dal dicastero pontificio per lo sviluppo umano integrale, in Vaticano. La leader Cisl, che ha coordinato i lavori, ha ringraziato il papa e la Chiesa “per averci invitato in questi due giorni a riflettere attentamente sul futuro dell’umanità e sui problemi del lavoro”. “Più volte – ha detto – Francesco ha richiamato il tema della governance della terra, della necessità di conciliare occupazione, sviluppo e tutela dell’ambiente attraverso un nuovo modello sociale che dia dignità al lavoro e centralità alla persona”. È lo stesso appello – ha rilevato la leader Cisl – che Francesco aveva fatto nei confronti del mondo della finanza, invitandoci a distinguere l’economia vera che deve puntare a distribuire ricchezza, rispetto alle distorsioni della speculazione finanziaria che agisce solo per il profitto”. “Gli obiettivi di rispetto della persona, dei diritti, di giustizia sociale e lotta alle diseguaglianze – ha insistito Furlan – implicano scelte coraggiose. Anche per il sindacato e anche a livello internazionale. Ma ci vuole un salto culturale che deve coinvolgere pure i governi”.
E ieri, aprendo i lavori della Conferenza alla quale hanno partecipato oltre 200 rappresentanti sindacali di 40 paesi del mondo, la segretaria Cisl aveva tenuto a ricordare come ci sia “un urgente bisogno di sindacato in questa fase della storia dell’umanità, ben oltre le illusioni antidemocratiche di certa politica e delle varie forme di populismo che puntano sulla disintermediazione, per escludere i soggetti sociali”. “Sindacato è una bella parola, come ci ha ricordato papa Francesco, proviene dal greco e tradotta vuol dire giustizia insieme. Ebbene: non c’è giustizia insieme se non è insieme agli esclusi di oggi”, ha rimarcato Furlan ricordando che le organizzazioni sindacali oggi “affrontano la grande sfida di rappresentare gli interessi delle persone, di donne e uomini in uno scenario in grande cambiamento, nel quale gli strumenti tradizionali che abbiamo usato fino a oggi difficilmente corrispondono alle esigenze poste dalle veloci trasformazioni del mondo della produzione”.
Per la segretaria Cisl, “il lavoro è stato, almeno nelle società occidentali e per molti decenni, insieme al legame con il territorio, il fulcro dell’identità sociale delle persone”. “Oggi non c’è più garanzia di avere uno stesso impiego per tutta la vita né di vivere in uno stesso luogo, con tutto quello che ne consegue in termini di penalizzazione della vita individuale, familiare e sociale. Tutto questo è il risultato di cambiamenti tecnologici, mutazioni climatiche e ambientali, speculazioni finanziarie, distorsioni politiche internazionali che incidono sul piano demografico e sociale in ogni paese, con gli effetti che si determinano sul piano del lavoro possibile, di quello che potenzialmente può essere distribuito”. “Sono anni – ha aggiunto la segretaria – che i sostenitori della finanza speculativa e dei cambiamenti tecnologici immaginano una società sempre più evoluta, sostanzialmente liberata dal lavoro. È quel filone di pensiero che già dagli anni ’60 sosteneva lo sviluppo tecnologico come chiave di affrancamento e liberazione dai vincoli del lavoro. Questa illusione si scontra oggi con la realtà, con uno scenario che i dati dell’Onu, dell’Ocse, della stessa Organizzazione internazionale del lavoro, pongono crudamente davanti ai nostri occhi”.
Perché è un fatto che in un mondo nel quale sempre più le macchine dovrebbero consentire all’umanità di dedicarsi solo all’arte o alla contemplazione, “oggi ci sono, secondo i dati dell’Oil, 168 milioni di bambini che lavorano. Di questi, 85 milioni sono impiegati in lavori pericolosi. Il lavoro forzato, il lavoro degli schiavi, cresce in modo esponenziale e continua a essere praticato in tante zone del mondo, quelle dalle quali tantissime persone sono costrette a fuggire, a emigrare”.
La segretaria Cisl ha quindi ricordato “le migliaia di sindacalisti assassinati in Colombia, in Guatemala, il cui sacrificio ha messo davanti ai nostri occhi un vero e proprio crimine contro l’umanità”. “Com’è scritto nel documento preparatorio di questo incontro, il sindacato deve: saper guardare il mondo. E nel guardare il mondo dobbiamo essere consapevoli e capaci di vedere che le questioni sociale, democratica ed ecologica, sono strettamente intrecciate e interconnesse”. Ma il sindacato deve anche “saper promuovere politiche per la sostenibilità, farsi carico dell’individuazione e della promozione di nuove competenze ambientali per i lavoratori”.
“Lavoro e dignità della persona, questo è il binomio da coniugare. E in una società che tende alla frammentazione e alla divisione, il sindacato può svolgere un compito importante, può diventare tessuto connettivo e promuovere la coesione sociale. Dobbiamo saper coniugare un’azione insieme locale e globale. La promozione di un’economia circolare e cooperativa, le energie rinnovabili, la tutela dell’ambiente e della biodiversità, i processi di produzione e di organizzazione del lavoro sostenibili e partecipativi, devono essere il nostro orizzonte”.
“Il documento preparatorio – ha anche osservato Furlan – ci invita a: rinnovare, innovare, creare. E proprio questo è il cammino che dobbiamo e vogliamo intraprendere, senza fermarci solo a coloro che già rappresentiamo”. “Sappiamo anche che abbiamo di fronte a noi la sfida, possibile e necessaria, come dirigenti e come organizzazioni, della coerenza fra la dimensione etica e i nostri comportamenti. Sviluppare un’etica ecologica, promotrice di uno sviluppo integrale, significa costruire progressivamente una dimora, una casa comune che abbracci l’intera umanità a partire dalle periferie del mondo e della società: siano esse geografiche o esistenziali”.
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Avvenire.it  24 novembre 2017, Sindacati in Vaticano. “Se il lavoro migliora, migliora tutta la società”

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