LAMPEDUSA, 3 OTTOBRE: DATA-SIMBOLO, MONITO PER TUTTI

Quattro anni fa la strage in cui morirono 368 migranti. Nella Giornata nazionale in memoria, la Cisl avverte: per fronteggiare un fenomeno epocale e fermare i populismi, c’è bisogno di accoglienza, convivenza, apertura. E Lampedusa è un modello. Ma c’è anche bisogno di un progetto di governance sotto l’egida dell’Onu e con il fattivo contributo Ue. E anche la Regione che verrà dovrà fare la sua parte

“Oggi è una giornata triste. La memoria dei 368 migranti morti al largo di Lampedusa, ci interroga. Ed è un monito per tutti”. Così Mimmo Milazzo, segretario della Cisl Sicilia, nella Giornata dedicata alla memoria delle vittime dell’immigrazione. Il 3 ottobre di quattro anni fa, uomini, donne e bambini, quasi tutti provenienti dall’Africa subsahariana e da Eritrea e Somalia in particolare, morirono inseguendo il sogno di una vita migliore. Un barcone si inabissò dopo che alcuni migranti, alla vista di Lampedusa, diedero fuoco a una coperta per essere visibili dalla costa. Le fiamme divamparono velocemente, la barca si ribaltò. E fu strage. È per questo che l’anno scorso il Parlamento ha proclamato il 3 ottobre di ogni anno, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. “Una data-simbolo delle speranze tradite da miseria, guerre. E dalla cinica tratta di esseri umani”, commentano alla Cisl. Ma “l’accoglienza e l’integrazione dei migranti è un dovere dell’Europa”, avverte su Twitter la leader nazionale della Cisl, Annamaria Furlan. “La tragedia epocale dell’immigrazione riguarda tutti – riprende Milazzo -. E a tutta Europa impone di ritrovare la propria anima. In questo senso, “qualche timido segnale negli ultimi mesi è arrivato, da Bruxelles e dalle grandi capitali Ue – afferma – ma aspettiamo che dalle enunciazioni si passi all’organizzazione di una politica condivisa. E anche la Regione che verrà, dopo le elezioni del 5 novembre, dovrà fare la sua parte assai più di quanto abbia fatto finora. Praticamente niente”, rimarca il segretario aggiungendo che “noi siamo convinti che per fermare i populismi e fronteggiare un fenomeno epocale come quello dei flussi migratori, serva agire su più piani. C’è bisogno di accoglienza, convivenza, apertura. E Lampedusa in questo è un modello per tutti. Ma c’è pure bisogno di politiche di coesione e per la crescita dell’economia”.
Per Liliana Ocmin, Responsabile Giovani, donne e immigrati, della Cisl, il ricordo della strage del 3 ottobre 2013 “non deve essere mero esercizio di memoria”. Semmai, “deve guidare l’impegno di tutti per fare in modo che quello che è accaduto non si ripeta”. “Occorre – aggiunge – un vero progetto di governance del fenomeno che, sotto l’egida dell’Onu e con il contributo fattivo dell’Europa, punti, se non ad eliminare, a ridurre sensibilmente i rischi senza però staccare lo sguardo dai diritti fondamentali delle persone”. Per Ocmin, “l’Italia sta lavorando in questa direzione ma occorre fare di più. In Libia, dopo gli accordi con il nostro Paese, la situazione è al limite dell’umano. I campi di raccolta profughi sono per lo più zone franche dove spesso i diritti umani vengono ripetutamente negati e calpestati. Lo sa l’Italia, lo sa l’Europa, lo sanno tutti. Bisogna far presto e agire con assoluta trasparenza”. (ug)