L’EUROPA, LA MIGLIORE IDEA CHE ABBIAMO MAI AVUTO

L’appello congiunto di 21 capi di Stato europei a sostegno dell’integrazione, dell’unità tra paesi europei. E del voto democratico per il «nostro comune futuro europeo». Esattamente 69 anni dopo la Dichiarazione di Schuman e quasi 80 anni dopo il Manifesto di Ventotene, 21 paesi Ue levano assieme la voce per dire che «solo una comunità forte sarà in grado di affrontare le sfide globali dei nostri tempi»

Il 9 maggio 1950 l’allora ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Sulle ceneri della guerra che s’era appena conclusa e con alle spalle i disastri delle due guerre mondiali del secolo scorso e di secoli di violenze e conflitti sul suolo europeo, Schuman pensò che la migliore garanzia per un futuro di pace non poteva che essere la condivisione («unità di produzione») della lavorazione di due elementi fondamentali, allora, per qualunque industria bellica: il carbone e l’acciaio. «L’Europa non potrà farsi in una sola volta – osservò nella cosiddetta Dichiarazione di Schuman – né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto» tra nazioni europee.
Quella dichiarazione arrivava nove anni dopo il Manifesto di Ventotene («Per un’Europa libera e unita»), la Bibbia, com’è stata definita, dell’europeismo democratico. Firmato da un gruppo di intellettuali antifascisti confinati nell’isoletta di Ventotene, una striscetta di terra in mezzo al mare grosso modo tra Lazio e Campania, il Manifesto progettato da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi a cui si unirono tra gli altri Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, gettò le basi per la prima volta, sullo sfondo di bombe e dittature, dell’ideale federalista europeo. Tra l’altro vi si dice che in Europa i partiti vanno distinti in progressisti e reazionari non alla luce della loro maggiore o minore adesione alle regole della democrazia. Semmai, in relazione alla loro maggiore o minore adesione all’ideale degli Stati Uniti d’Europa. Il tema delle regole, si sarebbe posto a valle. E vi si disegnano i contorni di un «largo stato federale». I popoli europei hanno bisogno, precisano gli autori, di uno stato «il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali»; che «spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari». E che abbia «gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli».
Stamani, esattamente 69 anni dopo la Dichiarazione dell’allora ministro francese e quasi 80 anni dopo il Manifesto del 1941, 21 paesi dell’Unione europea, per voce dei rispettivi capi di Stato, Mattarella per l’Italia, a sostegno dell’ideale europeo, hanno levato assieme la propria voce. Lo hanno fatto firmando un appello che si apre con la sottolineatura che «L’Europa è la migliore idea che abbiamo mai avuto».
I 21 capi di Stato richiamano la Dichiarazione congiunta del 25 marzo 2017 e, nonostante le diversità di opinioni tra cittadini e tra Governi che si sono manifestate in questi anni e che possono sempre manifestarsi, rimarcano che «tutti noi siamo d’accordo che l’integrazione e l’unità europea sono essenziali». Per questo «vogliamo che l’Europa continui come Unione». «Solo una comunità forte – scrivono – sarà in grado di affrontare le sfide globali dei nostri tempi. Gli effetti di cambiamenti climatici, terrorismo, globalizzazione economica e migrazioni non si fermano ai confini nazionali. Riusciremo a far fronte con successo a queste sfide e a proseguire il cammino dello sviluppo economico e della coesione sociale solamente lavorando insieme come partner uguali al livello istituzionale».
Da qui l’appello al voto alle elezioni europee di fine mese, domenica 26 in Italia. «La nostra Europa unita – sostengono – ha bisogno di un voto forte da parte dei popoli, ed è per questo che vi chiediamo di esercitare il vostro diritto a votare. È un voto sul nostro comune futuro europeo».
Umberto Ginestra

 

L’appello. L’Europa è la migliore idea che abbiamo mai avuto

L’integrazione europea ha aiutato a realizzare la secolare speranza di pace in Europa dopo che il nazionalismo sfrenato e altre ideologie estremiste avevano portato l’Europa alla barbarie di due guerre mondiali. Ancor’ oggi non possiamo e non dobbiamo dare per scontate la pace e la libertà, la prosperità e il benessere. È necessario che tutti noi ci impegniamo attivamente per la grande idea di un’Europa pacifica e integrata.

Le elezioni del 2019 hanno un’importanza speciale: siete voi, cittadini europei, a scegliere quale direzione prenderà l’Unione Europea. Noi, Capi di Stato di Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, ci appelliamo quindi a tutti i cittadini europei che hanno diritto a farlo affinché partecipino alle elezioni per il Parlamento europeo a fine maggio prossimo.

I popoli europei si sono liberamente uniti nell’Unione Europea, un’Unione che si basa sui principi di libertà, uguaglianza, solidarietà, democrazia, giustizia e lealtà all’interno e tra i suoi membri. Un’Unione che non ha precedenti nella storia d’Europa. Nella nostra Unione i membri eletti del Parlamento Europeo condividono con il Consiglio dell’Unione Europea il potere di decidere quali regole si applicano in Europa e come spendere il bilancio europeo.

Siamo tutti europei

Ormai da tempo per molti in Europa, soprattutto tra le nuove generazioni, la cittadinanza europea è divenuta una seconda natura. Per loro non è una contraddizione amare il proprio villaggio, la propria città, regione o nazione ed essere al contempo convinti europeisti.

La nostra Europa, insieme, può affrontare le sfide

In questi mesi, più che in passato, l’Unione Europea si trova ad affrontare grandi sfide. Per la prima volta da quando il processo di integrazione europea è iniziato, alcuni parlano di ridimensionare certe tappe dell’integrazione, come la libertà di movimento o di abolire istituzioni comuni. Per la prima volta uno Stato membro intende lasciare l’Unione. Al contempo, altri invocano maggiore integrazione all’interno dell’Unione o dell’Eurozona oppure un’Europa a più velocità.

Su questi temi esistono differenze di opinioni sia tra i cittadini che tra i Governi degli Stati membri, così come tra noi Capi di Stato. Ciononostante, tutti noi siamo d’accordo che l’integrazione e l’unità europea sono essenziali e che vogliamo che l’Europa continui come Unione. Solo una comunità forte sarà in grado di affrontare le sfide globali dei nostri tempi. Gli effetti di cambiamenti climatici, terrorismo, globalizzazione economica e migrazioni non si fermano ai confini nazionali. Riusciremo a far fronte con successo a queste sfide e a proseguire il cammino dello sviluppo economico e della coesione sociale solamente lavorando insieme come partner uguali al livello istituzionale.

Vogliamo un’Europa forte e integrata

Dunque abbiamo bisogno di un’Unione Europea forte, un’Unione dotata di istituzioni comuni, un’Unione che riesamina costantemente con occhio critico il proprio lavoro ed è in grado di riformarsi, un’Unione costruita sui propri cittadini e che ha nei suoi Stati membri la propria base vitale.

Quest’Europa ha necessità di un vivace dibattito politico su quale sia la direzione migliore per il futuro, a partire dalla base fornita dalla Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017. L’Europa è in grado di sostenere il peso di un dibattito che includa un’ampia gamma di opinioni e di idee. Ma non si deve ritornare a un’Europa nella quale i Paesi siano avversari piuttosto che partner alla pari.

La nostra Europa unita ha bisogno di un voto forte da parte dei popoli, ed è per questo che vi chiediamo di esercitare il vostro diritto a votare. È un voto sul nostro comune futuro europeo.


Rumen Radev

Presidente della Repubblica di Bulgaria

Miloš Zeman
Presidente della Repubblica Ceca

Frank-Walter Steinmeier
Presidente della Repubblica Federale di Germania

Kersti Kaljulaid
Presidente della Repubblica di Estonia

Michael D. Higgins
Presidente d’Irlanda

Prokopios Pavlopoulos
Presidente della Repubblica Ellenica

Emmanuel Macron
Presidente della Repubblica Francese

Kolinda Grabar-Kitarović
Presidente della Repubblica di Croazia

Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana

Nicos Anastasiadis
Presidente della Repubblica di Cipro

Raimonds Vējonis
Presidente della Repubblica di Lettonia

Dalia Grybauskaitė
Presidente della Repubblica di Lituania

János Áder
Presidente della Repubblica di Ungheria

George Vella
Presidente della Repubblica di Malta

Alexander Van der Bellen
Presidente della Repubblica d’Austria

Andrzej Duda
Presidente della Repubblica di Polonia

Marcelo Rebelo de Sousa
Presidente della Repubblica Portoghese

Klaus Iohannis
Presidente di Romania

Borut Pahor
Presidente della Repubblica di Slovenia

Andrej Kiska
Presidente della Repubblica Slovacca

Sauli Niinistö
Presidente della Repubblica di Finlandia

Roma, 09/05/2019

Cgil Cisl e Uil per un nuovo europeismo, politicamente forte, socialmente coeso: «il nostro futuro è in Europa e per l’Europa». Matera, 7 maggio 2019

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