MANOVRA, “IL GOVERNO NON HA SCELTO LA STRADA DELLA CRESCITA”

Per la segretaria Cisl Furlan, il tema non è se il 2,4% di deficit sia troppo o troppo poco. Semmai, se questi miliardi diventano elemento costruttivo per il Paese o no. E il limite delle scelte del Governo, è proprio qui: che non guarda al futuro con investimenti su infrastrutture, formazione, innovazione, ricerca, lavoro. Duro anche il giudizio degli esecutivi unitari di Cgil Cisl e Uil. I sindacati: si apra il confronto

“Se l’Italia non cresce, non cresce l’occupazione e continueremo ad avere un allargamento della povertà e della disoccupazione. Questo è il grande limite della manovra del Governo Conte”. A dirlo, la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in diretta stamani nella trasmissione Rai Radio Anch’io. “Dobbiamo puntare alla crescita: la manovra purtroppo non ha scelto questa strada, il Governo non ha scelto questa strada. In questa manovra mancano gli investimenti necessari per la crescita. Io non credo che il tema sia se il 2,4 è troppo o è poco. Io credo che il tema sia se questi miliardi diventano un elemento costruttivo per il Paese, investendo sulla crescita, sullo sviluppo, sul lavoro, oppure no”, ha sottolineato la leader Cisl. “La debolezza e la carenza della manovra innanzitutto per noi è proprio questo: che non guarda al futuro, investendo sulle infrastrutture, sulla formazione, sulla innovazione, sulla ricerca. Le infrastrutture materiali vengono continuamente bloccate e l’Italia ha bisogno di uno sbocco per l’Europa: bloccare il terzo Valico, la Tav, adesso anche il tunnel nel Brennero, è evidente che si guarda a un’Italia che non deve crescere. Io credo che innanzitutto il tema sia il lavoro, il resto viene di conseguenza. Noi speriamo attraverso il confronto di poter incidere su queste scelte e che molti dei miliardi di questa manovra corposa possano essere dirottati da sussidi a investimenti sulla crescita”. Su quota 100, la Furlan ha ribadito che “il tema della flessibilità in uscita eravamo riusciti a correggerlo solo in parte con il Governo Gentiloni, con l’Ape sociale. Quindi ben venga un’altra possibilità di flessibilità di uscita per i lavoratori. Mancano però due aspetti fondamentali: come riusciamo a realizzare i 38 anni di contributi per le donne che sono nettamente in difficoltà, e il tema dei giovani: come si crea oggi il lavoro per i giovani e domani una pensione di garanzia per loro”.
E sulla manovra, ieri erano stati gli esecutivi nazionali di Cgil Cisl e Uil a esprimersi, presentando le proposte del mondo del lavoro per la crescita e lo sviluppo del Paese. E formulando un duro giudizio. Perché la manovra, secondo le organizzazioni sindacali, “mostra elementi di inadeguatezza ed è carente di una visione del Paese”. Le proposte delle tre confederazioni contenute in una piattaforma rivendicativa approvata dagli esecutivi unitari, saranno discusse con lavoratori e pensionati nelle assemblee nei luoghi di lavoro e negli attivi unitari che si terranno in giro per l’Italia, con l’intento di offrire al Governo quel “disegno strategico” che manca e di aprire un confronto con l’Esecutivo. Cgil Cisl e Uil si sono anche dette pronte a sostenere le proprie proposte per la legge di bilancio, “con le forme e gli strumenti propri dell’esperienza sindacale”.

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