A PORTELLA IL MEMORIALE PER I 70 ANNI DALLA STRAGE

Cgil Cisl e Uil hanno celebrato assieme l’anniversario dell’eccidio. Tornando, per la prima volta dopo vent’anni, nella vallata che fu teatro della carneficina. Diecimila persone, 130 pullman. I ricordi dell’86enne Petta. Le testimonianze dei precari. Le parole dei leader sindacali nazionali

Sembra di avvertirla l’eco lontana di quelle raffiche di mitra. Come se, a portarla con sé, fosse il vento che qui non si ferma mai. E forse è per questo che a mordere le viscere, in questa valle tra i monti Kumeta, Maja e Pelavet a due passi da Piana degli Albanesi in provincia di Palermo, è un senso d’inquietudine. E assieme di rabbia e turbamento. Che si mischia, comunque, con la voglia di far festa.
Settant’anni fa, qui, il Primo maggio fu teatro di una strage. Avrebbe dovuto essere la festa della libertà ritrovata dopo il Ventennio fascista e dopo le angosce della guerra. Avrebbe dovuto essere la giornata della lotta contadina contro il latifondo, “nel segno di un diritto di cittadinanza di tutti, braccianti compresi”, come ha ricordato Annamaria Furlan, leader nazionale Cisl. Fu un eccidio: il primo della neonata Repubblica italiana. Il primo rimasto senza verità.

È per questo che Cgil Cisl e Uil, a settant’anni da quei fatti, hanno voluto celebrare assieme, proprio nella piana di Portella, l’anniversario della strage. Tornando in questa vallata cinta da monti, per la prima volta dopo vent’anni, assieme, vertici nazionali e regionali delle tre confederazioni sindacali.
Ad aprire le celebrazioni, nel cimitero del paese davanti al sacrario che ricorda la strage, le note del Silenzio. Poi il corteo che s’è snodato per il centro, da via Giorgio Kastriota a via Martiri di Portella della Ginestra. Tra suoni, colori. Facce scavate di vecchi. E facce divertite di ragazzi. E poi gonfaloni, bandiere. E fasce tricolori.
Ma a segnare la giornata che secondo i sindacati ha visto sfilare diecimila persone arrivate con 130 pullman, poi raccoltesi nella valle di Portella, più che la tromba del milite dell’Arma e più che i ritmi e i colori del corteo, sono state le testimonianze appassionate che, tra quei massi, hanno raccontato di precarietà e disabilità; di bisogno di lavoro e di ruolo sociale delle forze sindacali.
Voci di tanto in tanto interrotte, oltre che dal sibilo del vento, dai ritmi ora allegri ora malinconici della banda di Mezzojuso, un piccolo centro dell’entroterra di Palermo.
Ma soprattutto, a commuovere e far riflettere, è stata la voce di Serafino Petta, 86 anni, tra i pochissimi sopravvissuti della strage. Con voce malferma, rotta dall’emozione, Petta ha ricordato gli undici morti, la trentina di feriti e le tre persone che nei giorni successivi al Primo maggio 1947 si spensero, per le ferite riportate. “Grazie, grazie a tutti d’essere qui”, ha ripetuto. Aggiungendo che “avevo 16 anni, allora. Pensavo fossero petardi. Alla seconda raffica, ho capito”.
A chiudere il memoriale, i leader nazionali di Cgil Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Affiancati, durante la giornata, dai segretari siciliani, Michele Pagliaro (Cgil), Mimmo Milazzo (Cisl) e Claudio Barone (Uil). Per Barbagallo, “spararono allora, non solo perché erano banditi e mafiosi. Anche perché volevano bloccare un processo di sviluppo che avesse al centro il lavoro. E ancora oggi il lavoro è una grande questione aperta. Specialmente a Sud”. Per far ripartire il Sud e il Paese, per il numero uno Uil “bisogna smetterla con l’austerità. E sostenere fiscalmente salari e pensioni”. La segretaria della Cgil ha affermato che “in questa piana dai colori magici erano venuti da San Giuseppe Jato, San Cipirello e Piana degli Albanesi. Furono colpiti dalle pallottole della mafia e del latifondo che intendeva mantenere subalterne le classi lavoratrici, che chiedevano la riforma agraria. Ma i lavoratori non si piegarono a quel sistema parassitario. E ancora oggi, il lavoro e la democrazia devono camminare insieme”. Anche per questo, ha insistito Camusso, “serve un piano straordinario per il lavoro”.
Furlan ha parlato di diritto al lavoro come diritto di cittadinanza. E ha ricordato “le tante vite salvate in mare”, andando al tema dei flussi migratori. Ha detto che “Portella è un simbolo scolpito nelle nostre menti e nei nostri cuori”. E per questo, ha sostenuto, “ripartiamo da qui”. Ma la segreteria Cisl ha anche parlato di Europa. “Vogliamo costruire una nuova Europa – ha detto – altro che uscire dall’Europa. Ma il nostro futuro è l’Europa sociale, è l’Europa dei diritti e del lavoro”. In questo senso, l’orizzonte di Portella si lega a quello degli Stati Uniti d’Europa. “Il nostro futuro affonda le basi nella memoria del nostro passato”.
Umberto Ginestra
Conquiste del Lavoro, 2 maggio 2017