QUALITÀ DELLA VITA, CT: CORREGGERE GLI INTERVENTI SUL DISAGIO SOCIALE

Attanasio (Cisl): chiarire le competenze della Città metropolitana “per far da traino agli altri Comuni”

Ben 57 posizioni in meno per il tenore di vita, 49 per il disagio sociale, 13 per la disoccupazione giovanile; 74 per la cessazione di imprese. Catania e la sua provincia registrano un crollo drammatico nella 19esima classifica di ItaliaOggi sulla qualità della vita in 110 province italiane: 103esimo posto. Un arretramento di ben 10 posizioni rispetto al 2016 che impone da un lato correzioni di rotta sulla programmazione degli interventi e, dall’altro, la rivalutazione delle competenze della Città Metropolitana.
“I risultati dell’indagine dell’università La Sapienza purtroppo non ci colgono di sorpresa – commenta Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl catanese – ma aggiungono allarme alla preoccupazione perché la posizione occupata dall’area metropolitana etnea in alcuni degli ambiti analizzati è decisamente sconfortante”.
Dal 2016 a oggi, Catania perde ben 57 posizioni come tenore di vita (dal 40esimo al 97esimo posto); un dato che ha un suo corrispettivo nell’ambito del disagio sociale, dove la provincia etnea passa dal 42esimo al 91esimo posto. Dati che trovano conferma anche negli ambiti economici e occupazionali analizzati: al 103esimo posto per tasso di occupazione (era 101); all’85esimo per cessazioni di imprese (era all’11esimo!); all’89esimo per tasso di disoccupazione (era alL’80esimo); all’89esimo posto per disoccupazione giovanile (15-24 anni), mentre era al 76esimo l’anno prima.
“È già dall’inizio dell’anno che cogliamo dei segnali in tal senso – continua Attanasio – puntualmente confermati dai vari report pubblicati sullo stato di salute della Sicilia e dei suoi territori. L’emergenza della povertà, assoluta e relativa, ingloba sempre più famiglie, e nel disagio sono coinvolte fasce sempre più estese di popolazione alle prese con la perdita o la mancanza di lavoro”. “Eppure – sottolinea – le risorse a disposizione dei vari distretti socio-sanitari sono cospicue: dai milioni di euro del Pon Metro per gli interventi contro l’emergenza abitativa e per la lotta all’esclusione sociale, al riparto dei fondi Pac sulla seconda annualità per i servizi di cura alla persona, infanzia e anziani; dai fondi previsti dalla 328/2000 per l’assistenza sociosanitaria, alla progettualità della legge 285 in favore dei minori. A essere carente è quindi la programmazione degli interventi dei vari servizi sociali comunali, l’analisi dei bisogni e l’allestimento di misure adeguate a sollevare le famiglie dal bisogno e dalle difficoltà economiche”.
Per Attanasio, inoltre, le misure di contrasto alla povertà previste dal governo, come finora il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e il Reddito d’inclusione sociale (Rei) che sarà erogato da gennaio 2018, “rischiano di fallire se, attraverso la corretta applicazione del Pon Inclusione, non si riusciranno a redigere i piani di programmazione per favorire la formazione e il reinserimento lavorativo dei vari componenti del nucleo familiare”.
“In questo percorso – conclude il numero uno della Cisl di Catania – assumerà importanza la rivalutazione delle competenze della Città metropolitana, il cui ruolo finalmente ben chiaro farebbe da traino per tutti i 58 Comuni dell’area e servirebbe a divulgare e trasferire le buone prassi, come a Catania si sta incominciando a fare, ad esempio, con i fondi comunitari”.