IN SICILIA PIÙ ESPORTAZIONI, INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE

Presentato il Report di Diste-Fondazione Curella. L’export del manifatturiero, energia esclusa, vola al 16,3%. 14.200 i nuovi posti di lavoro rilevati nei primi quattro mesi dell’anno. Ma consumi delle famiglie e investimenti in costruzioni stentano a uscire dalla più grave crisi del Dopoguerra

Nei primi mesi di quest’anno l’andamento positivo dell’economia siciliana si è lievemente consolidato grazie anche alla crescita delle esportazioni, in particolare di quelle del petrolio. L’occupazione è tornata in terreno positivo, il tasso di disoccupazione è rimasto tale e quale a quello dell’anno scorso, gli investimenti fissi delle imprese in beni strumentali hanno trovato un nuovo slancio. Purtroppo, le famiglie continuano ad avere paura e hanno mantenuto una certa prudenza nella spesa. E per il 2017 si prospetta un +0,9% del Prodotto interno lordo, tasso di crescita che si avvicina a quello del resto del Paese. Sono alcuni dei dati dell’edizione numero 47 del Report Sicilia, l’analisi previsionale sull’economia dell’Isola che stavolta ha per titolo Uscire dalla palude, riprendere il mare aperto. Realizzato da Diste Consulting per la Fondazione Curella, il Report è stato illustrato stamani a Palermo. Presenti, tra gli altri, Pietro Busetta, statistico economico nell’Università palermitana e presidente della Fondazione Curella e Alessandro La Monica, presidente di Diste Consulting.
Spiega il Report che nella prima parte del 2017 la fase di recupero dell’economia siciliana si è lievemente consolidata, mostrando una progressiva convergenza con le dinamiche nazionali. Le esportazioni hanno iniziato l’anno con il vento in poppa – +38% in termini monetari nel primo trimestre – in parte per l’episodico rincaro del petrolio raffinato, di cui l’Isola è grande esportatrice, ma anche per la performance dell’export di prodotti dell’industria manifatturiera, esclusa energia (+16,3%).
L’occupazione, dopo il crollo nella parte finale dell’anno scorso, nel primo quarto 2017 è tornata in territorio positivo (+1,1% l’incremento rispetto a dodici mesi prima) con la creazione netta di 14.200 nuovi posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione ha mantenuto il livello di gennaio-marzo 2016 (22%), bloccando la tendenza crescente dei due trimestri precedenti.
Gli investimenti fissi delle imprese in beni strumentali hanno ripreso slancio, anche in virtù degli stimoli fiscali previsti dalle leggi di bilancio dell’ultimo biennio. Per i consumi delle famiglie e gli investimenti in costruzioni l’uscita dalla più grave crisi del Dopoguerra si sta rivelando invece più lenta e faticosa, quindi, con cadenze meno apprezzabili ma pur sempre positive.
Il Report segnala ancora che il 2016 per l’economia regionale si è chiuso con una crescita del prodotto interno lordo dello 0,6%, un tasso quindi non lontano dalla media nazionale (+0,9%). Rispetto all’anno ante-crisi (il 2007) il Pil registra un calo del 12,2%.
L’occupazione – aumentata nei primi nove mesi dell’1% è poi nel quarto trimestre inaspettatamente crollata del 3,2% – ha conservato un livello pressoché uguale a gennaio-marzo 2016 (-0,1%).
Dal 2007 – si legge – sono stati eliminati 223.600 posti di lavoro occupati da personale di età inferiore a 44 anni, e ne sono stati creati 94.200, coperti da ultra 44enni. La perdita totale di occupazione nei nove anni è quindi di 129.400 unità.
Per Diste e Fondazione Curella si tratta di un fenomeno di senilizzazione del mercato del lavoro abbastanza diffuso, sia pure con differenti intensità, in tutte le aree del Paese, dovuto per la maggior parte alle riforme che hanno innalzato l’età pensionabile. Nella realtà locale non sarebbero i vecchi a “rubare” il lavoro ai giovani, semmai qui il problema è che mancano le opportunità lavorative per tutti. In modo particolare per chi possiede capacità professionali di medio-alto livello, mentre s’impoveriscono le competenze dei giovani.
Il tasso di disoccupazione totale è salito al 22,1%, quello giovanile ha toccato il massimo storico del 57,2%. Tra disoccupati veri e propri (383.000) e residenti che vorrebbero lavorare, ma non hanno svolto azioni di ricerca, l’area della disoccupazione coinvolge ormai poco meno di un milione di persone, quasi 300.000 in più del 2007.
L’andamento della spesa di consumo delle famiglie sul territorio economico – compresa la spesa dei turisti che hanno soggiornato nella regione e al netto di quella dei residenti momentaneamente fuori dall’Isola – ha mantenuto una cadenza prudente (+0,9%); la spesa per investimenti è aumentata del 2,0%. Per le due componenti il differenziale rispetto al 2007 è negativo: del 12% per i consumi, del 35% per gli investimenti.
Sul versante della produzione, il valore aggiunto è aumentato del 2,2% nell’industria e dello 0,4% nei servizi, mentre è diminuito dello 0,3% nelle costruzioni e del 4,8% in agricoltura, silvicoltura e pesca. I volumi di produzione dell’industria e delle costruzioni restano lontanissimi dai livelli toccati appena nove anni prima: -41% in entrambi i casi. Per i servizi il divario negativo è limitato al 5%.
“Le proiezioni per tutto il 2017 – spiega Busetta – rispecchiano il profilo congiunturale di misurata tonificazione della prima parte dell’anno, con il Prodotto interno lordo che potrebbe aumentare dello 0,9%, in graduale avvicinamento alla dinamica media nazionale che è dell’1,1%. Avremo un saldo netto di circa 15.000 nuovi posti di lavoro ma al contempo il mantenimento del tasso di disoccupazione su un livello del 22,3%, lievemente superiore al 2016”. In ogni caso, per il professore, “in Sicilia non può esserci sviluppo senza manifatturiero. Se l’industria non diventerà industria seria, se non riusciremo ad avere altri 900 mila posti di lavoro, non avremo via d’uscita”.
Sul fronte della produzione, il valore aggiunto dell’agricoltura – in conseguenza delle condizioni climatiche – conserverà all’incirca il modesto volume dell’anno precedente (+0,4%), uno dei più bassi dell’ultimo decennio; il valore aggiunto dell’industria dovrebbe aumentare del 2,0%, quindi con un ritmo simile a quello del 2016; per le costruzioni si stima una crescita dell’1,2% dopo il contenuto cedimento dell’anno precedente; l’attività nel ramo dei servizi continuerà a progredire moderatamente (+0,5%) nel solco della fiacca ripresa della spesa di consumo.
“Il clima di fiducia delle famiglie e delle imprese – afferma La Monica – rimarrà impregnato dall’incertezza sul futuro, che indurrà a non eccedere nella spesa. La percezione d’insicurezza, più insistente nell’ambito famigliare, determinerà un aumento dei consumi ancora debole (+0,7%). D’altra parte – prosegue – la riluttanza delle imprese a intensificare la spesa in conto capitale sarà mitigata dalle agevolazioni fiscali, dal basso costo del credito e dalla necessità di rimpiazzo delle attrezzature obsolete, inducendo una crescita degli investimenti in accelerazione sia per i macchinari e mezzi di trasporto (+4%) sia per le costruzioni, con il +1,7%”.

Qui il Report