SINDACATI: QUOTA 100 NON RISPONDE ALLE ESIGENZE DI TUTTI

È un’opportunità per i lavoratori con carriere strutturate ma “è del tutto insufficiente” per donne, giovani. E per chi è costretto a carriere discontinue. Per Cgil Cisl e Uil, è necessario “che il requisito contributivo riconosca la maternità e il lavoro di cura”. Ed “è urgente introdurre una pensione di garanzia per i giovani”. Così i confederali nell’audizione in commissione Lavoro, al Senato

“Quota 100 è un ulteriore passo verso la reintroduzione di una flessibilità di accesso alla pensione ma non sarà in grado di rispondere in modo omogeneo alle esigenze di molte lavoratrici e di molti lavoratori. Costituisce un’opportunità per lavoratori con carriere continue e strutturate ma sarà meno accessibile per i lavoratori del centro-sud e del tutto insufficiente per le donne e per i lavoratori con carriere discontinue o occupati in particolari settori caratterizzati da discontinuità lavorativa. In particolare, per le lavoratrici è necessario prevedere che il requisito contributivo riconosca la maternità e il lavoro di cura. Inoltre, la reintroduzione del meccanismo delle finestre è penalizzante”. Così Cgil Cisl e Uil in audizione presso la commissione Lavoro del Senato, con i segretari confederali Tania Scacchetti, Ignazio Ganga e Domenico Proietti. L’appuntamento, alla vigilia della manifestazione nazionale di sabato 9 febbraio, a Roma, sull’hashtag #FuturoalLavoro. I sindacati hanno ricordato che “le proposte da tempo avanzate da Cgil Cisl e Uil prevedono che debba essere operato un intervento organico e strutturale basato sulla flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età e, nel sistema contributivo, il superamento degli attuali vincoli che rendono molto difficile l’accesso al pensionamento poiché condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi soglia dell’assegno”.
Per Cgil Cisl e Uil, “è necessario introdurre la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età” ed è “indispensabile riconoscere ai fini previdenziali, in maniera puntuale e basandosi su dati oggettivi, la diversa gravosità dei lavori, essendo questo un elemento che incide sull’aspettativa di vita dei lavoratori. Crediamo sia profondamente sbagliata e discriminante la previsione di differire il pagamento del Tfs e il Tfr ai lavoratori del settore pubblico con un ritardo che può arrivare a 7 anni”. Inoltre, “la prospettiva di una vera riforma del sistema previdenziale deve contemplare provvedimenti utili anche per i pensionati di domani, quindi è necessario e urgente introdurre una pensione di garanzia per i giovani, pur essendo comunque consapevoli che la priorità deve rimanere un lavoro di qualità per tutti”. Quindi “riteniamo necessario aprire un confronto che coinvolga le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei pensionati, con l’obiettivo di definire una riforma organica del sistema previdenziale che tenga conto delle problematiche sopra evidenziate, con l’obiettivo di realizzare un assetto stabile e sostenibile nel tempo, non solo da un punto di vista economico ma anche sociale”, l’esortazione conclusiva di Cgil Cisl e Uil.

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