SVIMEZ, C’È UN’IPOTECA ACCESA SULL’ECONOMIA DEL SUD

Le anticipazioni del Rapporto 2018, presentate a Roma, confermano i limiti strutturali dell’economia del Mezzogiorno. Mostrano un Meridione dal quale si va via (quasi due milioni di persone negli ultimi 16 anni) e indicano nella Sicilia il fanalino di coda delle regioni meridionali. Per Milazzo (Cisl), “c’è bisogno di una politica specifica. Che impegni i diversi livelli di governo”. Qui le analisi e le previsioni del Rapporto

Negli ultimi sedici anni “hanno lasciato il Mezzogiorno un milione 883 mila residenti”, la metà dei quali “giovani d’età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati”. Così in un passaggio lo Svimez, il centro di ricerche sull’economia del Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 presentate stamani a Roma. Il quadro tratteggiato è quello di un Paese tornato lentamente a crescere. Ma pursempre a due velocità. E con un dualismo Nord-Sud che si è persino accentuato. Così, il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, passando da 362 mila a 600 mila. Al Centro-Nord nello stesso periodo il dato corrispondente si è fermato a 470 mila. Ma nel 2017 l’occupazione meridionale è complessivamente cresciuta. E tuttavia, per un incremento determinato, quasi esclusivamente, dal balzo dei contratti a termine: +61 mila ossia il +7,5%. Contro il +0,2% di quelli a tempo indeterminato. Ma c’è di più. Per lo Svimez è particolarmente preoccupante la crescita nel Sud “del fenomeno dei working poors”, cioè del “lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario”.
Quanto alla Sicilia, è la regione che cresce meno tra quelle meridionali. Se nel 2017 Calabria, Sardegna e Campania hanno sfiorato un ritmo di sviluppo del +2%, l’Isola non è andata oltre il +0,4%.
Per la Cisl Sicilia, intervenuta a commento delle anticipazioni, “il Sud e l’Isola hanno bisogno di una politica specifica, mirata. E che impegni i diversi livelli di governo. Perché lo sviluppo – con le parole di Mimmo Milazzo, segretario generale – arriva da maggiori investimenti produttivi, pubblici e privati. Da una pubblica amministrazione finalmente agile e semplificata. Da politiche attive, di valorizzazione e promozione. Dalla cultura e dalla pratica della legalità. E da politiche organizzate e condivise che imprimano un colpo d’acceleratore alla spesa dei fondi Ue”. (ug)

Qui le anticipazioni del Rapporto 2018

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