- straordinario sulle rinnovabili, ma non riesce ancora a tradurlo pienamente in sviluppo industriale e occupazione stabile”. “Mancano reti adeguate, investimenti coordinati, una strategia chiara. Bisogna puntare su un mix che includa idrogeno, gas e rigassificatori, combustibili verdi e comunità energetiche, senza escludere di riaprire un confronto anche sul nucleare di ultima generazione”, ha proseguito. Fumarola ha poi richiamato il ruolo dell’Europa e dello Stato nella definizione di una nuova politica industriale e infrastrutturale: “L’Europa e lo Stato devono fare un salto di qualità nella politica industriale, nella strategia energetica, nella programmazione di seri investimenti infrastrutturali. Perché oggi le infrastrutture non sono solo opere pubbliche: sono condizioni di cittadinanza e di sviluppo”. Sul Ponte sullo Stretto di Messina la leader della Cisl ha ribadito la posizione dell’organizzazione: “Il Ponte sullo Stretto è un’opera che noi riteniamo strategica, ma che per essere tale deve essere posta necessariamente e obbligatoriamente dentro una strategia complessiva di riscatto e di sviluppo della Sicilia e della Calabria. Guai a trasformarlo in una semplice bandierina di partito e a farne una cattedrale nel deserto”. “Quello che bisogna fare è inserire questo progetto in una politica di convergenza non solo meridionale, ma nazionale e comunitaria. Vuol dire avanzare contestualmente ponendo risorse adeguate su reti viarie, riscatto delle aree interne, portualità, contrasto spietato ad ogni mafia”, ha aggiunto, richiamando anche la necessità di completare alta velocità, infrastrutture ferroviarie, banda larga, acquedotti e opere di risanamento idrogeologico. Nel passaggio finale dell’intervento, Fumarola ha acceso i riflettori sulle criticità economiche e sociali della Sicilia: “Le ferite da sanare sono tante anche in Sicilia. Occupazione bassa, soprattutto tra i giovani. Inattività femminile tra le più elevate del Paese. Salari più bassi e più discontinui. Una struttura produttiva fragile, con difficoltà a innovare e a crescere dimensionalmente”. “Oggi in Sicilia il problema non è solo trovare lavoro. È poter restare. Troppi giovani continuano ad andare via. È una perdita continua di competenze, di energie, di futuro. E mentre i giovani partono, le aree interne si svuotano. Meno servizi, meno presidi, meno opportunità. Quando arretrano scuola, sanità, trasporti, arretra lo Stato. E cresce la distanza tra cittadini e diritti”, ha concluso.


