ISTITUITO IL “TAVOLO PERMANENTE” PER LA PARITÀ DI GENERE

Ne fanno parte la Consigliera regionale di parità e i vertici dei sindacati siciliani. Messe a fuoco iniziative e politiche attive per il superamento del gap che pesa in particolare sulle donne: in Sicilia quelle occupate sono novemila in meno rispetto a dieci anni fa e per povertà femminile l’Isola è ai primi posti nel Paese. “Serve un piano straordinario per l’occupazione femminile che vada di pari passo con i servizi alle famiglie”

“Condivisione di un percorso comune per un piano ad hoc per le politiche rivolte al sostegno delle donne” è la sintesi dell’iniziativa della Consigliera di Parità della Sicilia, Margherita Ferro, che ha convocato presso il Dipartimento al Lavoro della Regione Siciliana, un primo tavolo di coordinamento di concerto con le segreterie regionali per le politiche di genere: Elvira Morana della Cgil, Rosanna Laplaca della Cisl, Fina Maltese della Ugl e Vilma Costa della Uil, con l’obiettivo di trovare insieme proposte per la rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono il raggiungimento di una parità di genere.
L’incontro è stato un confronto aperto e approfondito che, dopo l’analisi, da una parte, delle condizioni generali di lavoro, e, dall’altra, della legislazione vigente in materia, ha permesso di porre alcuni punti fermi di condotta e di indicare le conseguenti politiche attive da seguire.
L’ufficio statistica della Regione Siciliana a gennaio scorso prima del covid, mostra una fotografia impietosa del lavoro femminile in Sicilia. Infatti mentre nel resto d’Italia era in ascesa, la Sicilia ha registrato un ulteriore calo dell’1,8% (9.000 occupate in meno negli ultimi dieci anni) con una forbice che si allarga a dismisura rispetto al resto del Paese. Se su 107 province, Bologna con il 68,1% è al primo posto per numero di occupate, per trovare la prima città siciliana Ragusa (37,3%) occorre arrivare all’85 posto su 107; Penultima nella classifica è Caltanissetta con il 23,6%.
Tra la Sicilia e l’Emilia Romagna ci sono 30 punti di differenza, ciò è rappresentativo di un gap di sviluppo economico che si traduce in povertà per le donne siciliane, destinate alla precarietà e ad un futuro ancora meno florido da pensionate.
È evidente che chi nasce al Sud non ha e non avrà le stesse “pari opportunità” di chi nasce al Nord. Nonostante i dati ci dicano che le donne hanno un’ottima formazione universitaria spesso accompagnata da successivi percorsi di alta formazione, l’accesso al lavoro rimane non corrispondente al numero delle professionalità impiegate in Sicilia e che spesso sono costrette ad emigrare all’estero. Ancora oggi la società siciliana ed il mondo del lavoro si privano di una ricchezza di competenze che può e deve contribuire alla crescita economica della nostra Isola. Serve un piano straordinario per l’occupazione femminile in Sicilia che vada di pari passo con i servizi alle famiglie, non solo asili, ma anche strutture di assistenza agli anziani il cui carico è sostanzialmente a carico delle famiglie ed in modo particolare sulle donne.
Il basso tasso di natalità è sintomo di una ormai conclamata scelta a cui sono portate le donne, tra figli e lavoro, e ciò causa altro impoverimento economico poiché il rischio è un processo di invecchiamento della popolazione dell’Isola con i conseguenti costi sociali legati all’assistenza e senza produzione attiva, dunque senza futuro!
L’Ispettorato del lavoro ha certificato che nel 2019 sono oltre 37 mila le neo-mamme lavoratrici che hanno presentato le dimissioni. I dati sulle condizioni di lavoro confermano che oltre il 30% delle dimissioni “volontarie” dal lavoro in Italia sono motivate con l’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia e oltre l’85% di queste dimissioni sono presentate da donne. In Sicilia i numeri non si discostano molto dal trend nazionale. Il trend negativo è continuato a crescere nel periodo di lockdown e ci aspettiamo il peggio in quella che dovrebbe essere la ripresa economica post emergenza covid19.
La costituzione oggi di un tavolo permanente regionale di coordinamento per le politiche di genere non può che significare un’unione di intenti tra forze politiche e sindacali per il raggiungimento di un importante obiettivo: una parità democratica che si basi sulla civile convivenza tra uomo e donna nella consapevolezza che si parla di persone con sensibilità diverse, ma che entrambe possono guardare alla realizzazione di un progetto di costruzione e, oggi potremmo dire, ricostruzione che si basi su una visione inclusiva della società e, dunque, ugualmente attenta a tutte le sue diverse componenti, afferma Vilma Maria Costa Coordinatrice P.O. UIL Sicilia.
Piena condivisione della Cisl – rappresentata dalla segretaria regionale Rosanna Laplaca – alla proposta dalla Consigliera di Parità: “un percorso comune indispensabile se vogliamo approntare strategie di rilancio del lavoro e dell’occupazione femminile, della maternità e soprattutto della cura familiare ancora troppo sbilanciata sulle donne. Alla Sicilia occorre mettere in primo piano la possibilità di accesso delle donne al mercato del lavoro, reso più faticoso dai numerosi ostacoli di carattere economico, culturale e di carenza di servizi a sostegno della conciliazione vita–lavoro”.
“Il tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere, afferma Elvira Morana segreteria regionale Cgil Sicilia, è una scelta operativa significativa per porre al centro dell’agenda politica soluzioni, interventi per il superamento dell’atavica ed asfittica situazione dell’occupazione femminile foriera di discriminazioni, contrastando peraltro l’ulteriore arretramento della possibilità d’ingresso e permanenza nel mercato del lavoro a causa degli effetti dello stesso covid”.
“In periodo di covid la crisi ha colpito gravemente qualsiasi settore ma a pagare il prezzo più alto è sempre la donna, penalizzata rispetto all’uomo sia nell’accesso al lavoro sia nella conciliazione (tempi di vita e tempi di lavoro). È necessario ora più che mai intercettare tutte le risorse messe in campo sia a livello europeo che nazionale o regionale”. Così Fina Maltese, responsabile pari opportunità Sicilia Ugl.
Tra i vari temi discussi, il rilancio dell’imprenditoria femminile che può essere volano di sviluppo e di crescita per l’occupazione delle donne, prevedendo delle risorse dedicate, ad esempio sostenendo progetti di autoimprenditorialità e avvio di nuove microimprese femminili, mettendo a disposizione contributi a fondo perduto anche attraverso il coinvolgimento dei Comitati per l’Imprenditoria Femminile presso le Camere di Commercio.Garanzia di rispetto dei principi costituzionali nelle nomine pubbliche, e l’istituzione di una Banca Dati delle competenze e professionalità femminili, in collaborazione con gli ordini professionali.
“L’incontro potrà essere – afferma Margherita Ferro, Consigliera di Parità della Regione Siciliana – l’inizio di un percorso condiviso che investa sul capitale umano, rendendo stabile la partecipazione ed il confronto sullo sviluppo delle politiche di genere e sulle relative normative, garantendo a tal fine una sede permanente attraverso l’istituzione del Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere e una sede e una occasione periodica di verifica generale delle parti”.

Nella foto: Elvira Morana, Fina Maltese, Margherita Ferro, Rosanna Laplaca e Vilma Maria Costa

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