«TOLLERANZA ZERO» CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Sono 200 milioni ogni anno le donne, spesso ancora bambine, sottoposte a questa barbara forma di violenza. Secondo il Parlamento Ue, mezzo milione persino nella civilissima Europa. La Cisl esorta a fermare questa aberrante lesione dei diritti della persona rilanciando la campagna che punta a stradicare, entro il 2030, le odiose pratiche che violano il corpo delle donne

Una pratica aberrante, pesantemente lesiva dei diritti fondamentali della persona ma che, secondo l’Unicef, sopravvive in ben trenta paesi nel mondo. Tanto che circa 200 milioni tra donne e bambine ogni anno sono sottoposte alla barbarie della mutilazione genitale. L’ultimo caso, ha ricordato qualche giorno fa l’Anolf Cisl (l’associazione Oltre le frontiere del sindacato), nell’Alto Egitto nella provincia di Assiut dove, a fare le spese di questa piaga culturale oltreché sociale, è stata una bimba di appena dodici anni deceduta dopo una lunga agonia. Nella Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che cade oggi, Save the Children punta in particolare lo zoom sulla realtà dell’Etiopia dove, scrive, «il 65% delle donne tra i 15 e i 49 anni e il 16% delle ragazze di età inferiore ai 14 anni ha subito una qualche forma di Mgf, una piaga che continua a derubare le ragazze della loro infanzia». Ma secondo un recente studio del parlamento europeo, persino nella civilissima Europa sarebbero mezzo milione le donne nascostamente sfregiate negli organi riproduttivi. A rimarcarlo VarticanNews.va, il magazine del Vaticano, per il quale, vi si sottolinea, «le mutilazioni genitali femminili violano i diritti delle donne alla salute, alla sicurezza, all’integrità fisica, a non subire torture e trattamenti crudeli, inumani o degradanti nonché il loro diritto alla vita». Quanto all’Italia, segnala Valentina Campanella, presidente per la Sicilia dell’Anolf, «si stima che le donne sottoposte a forme di mutilazioni siano tra 61 mila e 81 mila. Ma i numeri – aggiunge – potrebbero essere maggiori». Pertanto, è necessario intervenire sul piano culturale e anche «con attività di integrazione sociale a partire dalla scuola, in stretta sinergia con gli attori del privato sociale». Sul tema anche la leader nazionale della Cisl, Annamaria Furlan, ha alzato stamani con un tweet la voce propria e del sindacato esortando a «fermare questa forma barbara e inumana di violenza, che calpesta i diritti di bambine e giovani donne». In occasione della Giornata mondiale, inoltre, la Cisl rilancia dalle proprie pagine on line la campagna Tolleranza Zero che punta entro un decennio, come si legge nel manifesto, a stradicare, attraverso iniziative di sensibilizzazione, contrasto e prevenzione, queste ancestrali, odiose e dannose pratiche che violano il corpo delle donne. (ug)

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