DONNE, SEI MACROAREE NELL’AGENDA DI GENERE PER GOVERNO E ARS

Per Cgil Cisl e Uil, sono occupazione, educazione, welfare, salute, violenza e rappresentanza politica, gli ambiti nei quali in Sicilia serve un cambio di passo. La richiesta, in un documento spedito a Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni. Dal piano straordinario per l’occupazione femminile allo studio delle discipline scientifiche ai servizi per l’infanzia, le rivendicazioni dei sindacati, che denunciano che a pagare il prezzo più alto della pandemia, sono le donne. Senza lavoro quasi una su quattro.

Nei primi nove mesi del 2020, l’anno dell’emergenza Covid, in Sicilia nel settore dei servizi sono ben 24 mila i contratti a tempo non rinnovati. E il settore dei servizi è un mondo “prioritariamente a occupazione femminile”. Come dire che le donne pagano il prezzo più alto. Anche in tempi di pandemia. Tant’è che nell’Isola la disoccupazione femminile tocca, al momento, quota 22,07%, quasi una donna su quattro, contro il 18,5 del tasso dei senza lavoro maschi. E il gap si coglie anche mettendo a confronto i dati sulle dimissioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri: 1883 contro appena 148. È un abisso, quello che separa donne e uomini che hanno dovuto lasciare il lavoro per le difficoltà di conciliarlo “con la cura dei bambini, in assenza di servizi adeguati”. Perché è questo il punto. E a denunciarlo, nella Giornata dedicata alle disuguaglianze e alla parità di genere, Cgil Cisl e Uil regionali con una nota firmata, per le tre segreterie, da Elvira Morana, Rosanna Laplaca e Vilma Maria Costa. Il documento, che nel titolo riporta una chiosa del premio Nobel per l’economia Amartya Sen: “quando le donne stanno bene tutto il mondo sta meglio”, è stato spedito stamani ai vertici di Governo e Ars: dai presidenti delle due istituzioni agli assessori ai componenti di gruppi e commissioni parlamentari. E anche ai settanta deputati regionali. Vi si richiede una “agenda di genere quale valore aggiunto che segni le scelte del bilancio della Regione” dando una svolta alle politiche di sviluppo. Per questo, scrivono i sindacati, serve “un confronto sistemico con il Governo regionale e con tutte le forze politiche, per analizzare e agire compiutamente sulla condizione sociale, economica e lavorativa delle donne siciliane”. Che sulla pelle, si legge, vivono anche un pesante gap salariale. Il divario fra le retribuzioni a tempo pieno di uomini e donne va infatti, nell’Isola, da un minimo dello 0,13% per i livelli apicali fino al 5,69% per gli altri ruoli.
Sei le macroaree sulle quali è necessario intervenire, secondo le tre confederazioni, per realizzare un’effettiva cittadinanza paritaria. Sono: occupazione, sfide educative, welfare, salute delle donne, molestie e violenze nei luoghi di lavoro e fuori dalle sedi di lavoro. E rappresentanza politica. Ma bisogna fare in fretta, insistono Morana, Laplaca e Costa, perché “il Piano di ripresa e resilienza, le risorse del Recovery Fund, più complessivamente la partita del Next generation Eu, rappresentano un’occasione da non perdere per un reale cambio di passo”.
In tema di lavoro Cgil Cisl e Uil chiedono un piano straordinario per l’occupazione femminile anche con misure di sostegno all’imprenditoria delle donne, e interventi specifici di formazione digitale e finanziaria. Sul fronte dell’educazione, serve, rimarcano, un “sostegno di tipo economico oltre che culturale” allo studio delle discipline scientifiche in particolare, e dell’intelligenza artificiale. Riguardo al welfare, quello siciliano, si legge, è un sistema “frammentario e lacunoso”. Per contro andrebbe favorita la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro con interventi che spazino “dagli asili nido ai servizi per l’infanzia agli aiuti alle famiglie povere alla cura di anziani e disabili”. Ma c’è anche bisogno di un incremento consistente del tempo pieno e prolungato nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. E di una politica delle infrastrutture e dei trasporti che tenga conto dei tempi di vita delle città. Nel punto dedicato alla salute, Cgil Cisl e Uil rivendicano un sistema di medicina territoriale e il potenziamento e la riqualificazione dei consultori. Contro le molestie e la violenza, chiedono l’attuazione della legge regionale 3/2012 con cui la Regione riconosce che “ogni forma o grado di violenza contro le donne” è una “violazione dei diritti umani”. Inoltre, sollecitano una riflessione sullo smart working che, in tempi di pandemia, si è tradotto spesso in un sovraccarico lavorativo che ha rinchiuso le donne, di fatto, in un impegno senza soluzione di continuità tra lavoro aziendale, domestico e di cura. Un house working più che smart working. Infine la rappresentanza politica. Sul punto Cgil Cisl e Uil Sicilia, richiamando una serie di riferimenti normativi, “ribadiscono la necessità che non ci sia alcun arretramento” sulla doppia preferenza di genere per le elezioni dei consigli comunali. E sostengono che la doppia preferenza debba essere estesa anche all’elezione del parlamento regionale. (ug)