Palermo, 15 ottobre 2025 – La sanità siciliana è malata come attestano le analisi pubblicate in questi giorni da autorevoli strutture di ricerca. Secondo i dati del 20° rapporto “Meridiano Sanità, the European House Ambrosetti”, presentato ieri, i siciliani sono all’ultimo posto per condizioni di salute. Nella graduatoria determinata dall’indice ‘Meridiano Sanità regional index’, l’isola è fanalino di coda con il 2,7. Un primato negativo è registrato anche dal rapporto della Fondazione Gimbe, reso noto lo scorso 8 ottobre. Secondo l’analisi contenuta nel report, rispetto al periodo pre pandemia, la Sicilia ha peggiorato le performance in termini di adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che le Regioni devono erogare gratuitamente o previo pagamento del ticket. “I dati statistici confermano quanto da tempo noi sosteniamo, ovvero che non basta continuare ad agire con interventi e strumenti che di fatto sono metodi palliativi e soluzioni tampone, rispetto a una condizione che è estremamente critica” afferma il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, con il coordinamento della salute della confederazione regionale della Cisl, composto dalla Fnp Cisl, dalla Fp Cisl, dalla Cisl Medici e dalla Fisascat Cisl. Per la Cisl, “la crisi della sanità regionale non inizia oggi e neanche ieri ma affonda le radici in decenni di scelte non corrette e azioni che sono rimaste incompiute”. “Questa constatazione non può e non deve essere un alibi per continuare a inseguire le emergenze, mettendo toppe e agendo in modo estemporaneo – dichiarano La Piana e il coordinamento della salute della Cisl regionale Come abbiamo detto ormai troppe volte, nell’interesse esclusivo dei lavoratori e dei cittadini che meritano un servizio sanitario e socioassistenziale efficiente e in grado di dare risposte adeguate ai bisogni bisogna andare oltre gli scontri politici e ragionare insieme su un nuovo modello della sanità siciliana. Modello che è distante anni luce da prese d’atto di piani già predisposti, da decisioni calate dall’alto, ma anzi deve basarsi su un metodo partecipato”. La Cisl ribadisce che serve una svolta radicale che parta dalla condivisione. “La pianificazione delle scelte da compiere – continuano – non può passare sopra la testa di chi è in prima linea nel garantire il diritto alla salute, ma deve essere concertata con chi i lavoratori rappresenta, ovvero i sindacati. Va avviata la valorizzazione del personale e vanno varati i concorsi. È necessario definire i processi di stabilizzazione che riguardano tutto il personale con i requisiti, anche prevedendo un prolungamento temporale del percorso. Vanno definiti tutti i concorsi delle Unità Operative Complesse chiudendo la stagione degli incarichi di sostituzione. Occorre agire con solerzia e tempestività perché a causa dei pensionamenti, si rischia un depauperamento delle risorse umane. Prioritariamente va data autonomia giuridica ai distretti socio sanitari, fondamentali presidi nel territorio e oggi vittime di un sistema che non funziona, che mette sullo stesso piano le realtà virtuose e quelle inefficienti”. La Cisl Sicilia torna a chiedere al governo regionale di avviare su un tema così importante come quello della sanità, “un confronto vero, stabile e periodico, non limitato a un incontro formale e certamente non finalizzato all’acquisizione di prese d’atto”.

